Poesia sulla pace – Analisi e commento tecnico
di Umberto F. M. Cefalà
Poesia sulla pace
Come prende gli animi avanza, li infuoca in un tuono che tace, li ingabbia lì dentro una stanza nel rimpianto, la guerra, spiace. Cos'è che spinge alla mattanza? Il profitto fa l'uomo capace? Lassù nel cielo c'è la speranza di trovare accordi e pace, che riduca la gran povertà, che ricordi le voci sommesse. Quaggiù si compone un varietà e si inscena in volgari premesse. Quanto della vittoria si dà, tanto meno di stima e promesse. Umberto F. M. Cefalà
Commento e analisi tecnica
Metrica e struttura
La poesia è composta da due quartine e due terzine (formando un sonetto) scritte in versi endecasillabi, con rare oscillazioni nel ritmo che generano un effetto quasi narrativo. Il metro tradizionale dell'endecasillabo conferisce solennità e compattezza al dettato poetico, evocando la forma classica della poesia civile.
Lo schema metrico sembra seguire un andamento ABAB ABAB CDC DCD, pur con alcune libertà nell'assonanza e consonanza delle rime (soprattutto nella terza e quarta strofa). Tale irregolarità rispecchia probabilmente la tensione tematica del testo: la dicotomia tra ordine e caos, pace e guerra.
Figure retoriche
- Personificazione: “la guerra, spiace” dà alla guerra un sentire umano, accentuando la sua presenza quasi tangibile e crudele.
- Metafora: “li infuoca in un tuono che tace” è un'immagine ossimorica che descrive la tensione silenziosa che precede o segue il conflitto armato.
- Allitterazione e assonanza: nei versi “quanto della vittoria si dà, / tanto meno di stima e promesse” l’uso della ‘t’ e della ‘s’ crea un ritmo grave, scandito.
- Enjambement: la continuità sintattica tra versi e strofe, come tra “che riduca la gran povertà, / che ricordi le voci sommesse” enfatizza la fluidità del pensiero.
- Domande retoriche: “Cos'è che spinge alla mattanza?” coinvolge il lettore in una riflessione etica e politica.
Temi e contenuti
Il tema dominante è il contrasto tra guerra e pace, filtrato attraverso una lente critica e umanistica. La guerra è rappresentata come una forza cieca e invasiva, che irrompe negli animi e li imprigiona in una “stanza” di rimpianto e dolore.
Il poeta si interroga sulle cause profonde del conflitto: il profitto e l'avidità vengono implicati come motori della violenza collettiva, con un chiaro riferimento al degrado morale e sociale che ne consegue. La speranza viene proiettata “lassù nel cielo”, in un’aspirazione quasi trascendente alla riconciliazione.
Interessante anche l'accenno alla “gran povertà” e alle “voci sommesse”, segno di una consapevolezza sociale acuta. La pace non è solo assenza di guerra, ma anche giustizia, ascolto e dignità per chi non ha voce.
La chiusa della poesia è particolarmente amara: “Quanto della vittoria si dà, / tanto meno di stima e promesse.” È una riflessione sul prezzo morale della vittoria, che svuota le relazioni umane e il valore della parola data.
Lessico e stile
Il lessico è diretto ma ricercato, con una scelta di termini fortemente evocativi: “infuoca”, “tuono che tace”, “mattanza”, “voci sommesse”. Lo stile oscilla tra lirismo e tono discorsivo, rendendo il testo accessibile ma stratificato.
L’uso di forme interrogative e subordinate suggerisce un flusso di coscienza controllato, dove il poeta non impone una verità, ma stimola una presa di coscienza collettiva. Il tono è grave, disincantato, ma non privo di uno spiraglio utopico.